COMMERCIALISTI PRONTI AL «PATTO» CONTRO L’EVASIONE FISCALE

I SINDACATI RACCOLGONO L’INVITO DEL PREMIER CONTE, MA CHIEDONO DI RISPETTARE LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE E COMBATTERE LO SPRECO DI DENARO PUBBLICO

Sì a una vera lotta all’evasione fiscale, a patto che questa non comporti la violazione dei diritti dei cittadini e, soprattutto, che si persegua con lo stesso impegno anche lo spreco di denaro pubblico.

Così le associazioni sindacali dei commercialisti (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNGDCEC, UNAGRACO) rispondono al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che negli ultimi giorni ha anticipato l’intenzione del Governo di varare un “provvedimento complessivo” che permetta di combattere l’evasione fiscale, considerata “la maggiore iniquità in un sistema collettivo”.

Si tratterebbe di un intervento “radicale”, alla base del quale il Premier chiede “un patto con i cittadini onesti”, chiamati ad “accettare una misura nuova, innovativa, perché poi pagheremo tutti meno”.

“Aderiamo immediatamente (al patto, ndr) come cittadini e come professionisti del Fisco”, scrivono le otto associazioni sindacali nella lettera aperta diffusa ieri, chiedendo, però, anche in considerazione di “numerosi analoghi patti” proposti in passato, di adoperare “almeno tre accortezze”.

Innanzitutto, la lotta all’evasione non dovrà trasformarsi in un “mero inasprimento di tassazione dell’emerso”, e “in sempre crescenti oneri per cittadini, lavoratori autonomi ed imprese, che sostengono il nostro intero sistema economico”. Dovranno essere colpiti i “veri evasori”, incluso chi usa “a proprio esclusivo ed indebito vantaggio strumenti internazionali”, e chi “opera una concorrenza sleale nei confronti di imprese oneste e ligie agli adempimenti”.

Non dovranno, inoltre, essere calpestati i diritti dei cittadini. Lo Statuto del Contribuente dovrà rimanere un “irrinunciabile baluardo dello Stato di Diritto” e i suoi principi dovranno essere rispettati anche nel momento in cui si deciderà di introdurre nuovi tributi, regole di imposizione più aspre o innovativi strumenti di riscossione.

Le associazioni tornano a chiedere l’“Agenzia delle Uscite”

In più, si chiede di perseguire “allo stesso modo lo sperpero di denaro pubblico”. Secondo i commercialisti, in termini di danno erariale e di equilibrio dei conti, si tratta di un comportamento “del tutto paragonabile all’evasione fiscale”.
E allora, come già fatto in passato, le associazioni di categoria tornano a chiedere l’istituzione di una “Agenzia delle Uscite”, a cui demandare il compito di “monitorare e vigilare la spesa pubblica, sanzionando gli abusi. Se lo Stato chiede rigore ai propri cittadini – conclude la nota stampa –, per primo deve dimostrare di essere rigoroso con se stesso”.

Fonte: Eutekne.info

Autore: REDAZIONE

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