La stretta sulle auto aziendali ora è "green"

Resta l’aumento della remunerazione che esplica effetti anche ai fini contributivi, con conseguente aumento degli oneri sociali e previdenziali

Diventa eco-sostenibile la stretta fiscale sulle auto aziendali date in uso promiscuo ai dipendenti che viene prospettata dall’art. 78 del testo (che dovrebbe essere) definitivo della legge di bilancio.
L’aumento del reddito in natura imponibile per il dipendente passa dal 30% al 100% degli “importi ACI” solo per le auto in uso promiscuo che determinano emissioni di biossido di carbonio oltre 160 grammi, mentre passa “solo” dal 30% al 60% per tutte le altre, salvo quelle a trazione elettrica o ibrida termoelettrica per le quali rima men confermato l’attuale 30% senza quindi aumenti.
Una prima marcia indietro che fa seguito alle polemiche subito divampate intorno a una misura il cui impatto è stato a dir poco sottovalutato in sede di Consiglio dei Ministri dello scorso 29 ottobre.

Dal punto di vista del dipendente, questa concessione in uso promiscuo costituisce una forma di remunerazione in natura che concorre a formare il suo reddito di lavoro dipendente insieme alla remunerazione monetaria.
Per l’azienda, invece, l’auto concessa in uso promiscuo costituisce un bene relativo all’impresa i cui costi di acquisto e di gestione confluiscono nel bilancio d’esercizio secondo le ordinarie regole.

Dal punto di vista fiscale, le questioni sono da sempre due: in che misura ammettere in deduzione dal reddito d’impresa i costi relativi all’auto concessa in uso promiscuo al dipendente; come quantificare, ai fini della determinazione del reddito di lavoro del dipendente, la remunerazione in natura rappresentata dalla disponibilità in uso promiscuo dell’auto aziendale.

Fino all’intervento operato dal Governo Prodi con il DL n. 262 del 2006, i costi delle auto aziendali date in uso promiscuo ai dipendenti erano deducibili al 100% dal reddito d’impresa dell’azienda e la disponibilità in uso promiscuo dell’auto aziendale costituiva per il dipendente reddito imponibile nella misura del 30% dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti di costo chilometrico elaborati dall’ACI.

Con il DL n. 262 del 2006, il Governo Prodi stabilì però che i costi diventavano deducibili già per il 2006 (deroga allo Statuto del contribuente) solo nel limite massimo dell’importo che costituiva reddito in capo al dipendente e inoltre che, per il dipendente, a decorrere dal successivo anno 2007, la quantificazione della remunerazione in natura saliva al 50% degli “importi ACI”.

La stretta fiscale fu tale che, già nel 2007, con il DL n. 81, lo stesso Governo Prodi fu costretto a una marcia indietro quasi totale, riportando la deducibilità dei costi dal reddito di impresa fino al 90% del loro ammontare e ripristinando al 30% degli “importi ACI” la quantificazione del reddito in natura imponibile per il dipendente nell’ambito del suo reddito complessivo di lavoro.

Toccò poi al Governo Monti, con la L. n. 92 del 2012, ritoccare ancora la disciplina, prevedendo che, a decorrere dal 2013, la percentuale di deducibilità dal reddito di impresa dei costi relativi alle auto aziendali date in uso promiscuo ai dipendenti sarebbe scesa dal 90% al 70% (nulla invece venne variato sul fronte della quantificazione della remunerazione in natura imponibile in capo al dipendente, la quale continuò a restare fissata nella misura del 30% degli “importi ACI”).
Si arriva così, senza modifiche ulteriori, alla legge di bilancio per il 2020 in corso di approvazione.

La bozza di Ddl. di bilancio non tocca la disciplina dal punto di vista dell’azienda che concede l’auto in uso promiscuo dipendente (i cui costi continuerebbero pertanto a essere deducibili nella misura del 70%, come avviene ormai dal 2013) e si concentra esclusivamente sul versante della quantificazione della remunerazione in natura per il dipendente che deve essere tassata in capo a quest’ultimo come reddito di lavoro dipendente, unitamente alle remunerazioni monetarie.

Da questo punto di vista, le modifiche raddoppierebbero (e, per le auto più inquinanti, triplicherebbero), a decorrere dall’anno prossimo, l’IRPEF e le relative addizionali regionali e comunali commisurate a questa componente della remunerazione che vengono trattenute in busta paga al dipendente (fatti salvi, come detto, i casi in cui le auto siano elettriche o ibride termoelettriche).
Naturalmente, l’aumento della remunerazione in natura imponibile esplica effetti anche ai fini contributivi, con conseguente aumento anche degli oneri sociali e previdenziali a carico del lavoratore ed a carico dell’azienda.

L’effetto complessivo, in termini di minore netto in busta paga per il dipendente e di maggiore costo per oneri sociali e contributivi per l’azienda, rimane comunque significativo.

Resta fortemente prevedibile, oltre che auspicabile, che, nonostante questo primo passo indietro dal sapore eco-sostenibile, questa proposta normativa sarà destinata a essere attentamente vagliata dalle forze politiche, durante l’iter di approvazione della legge di bilancio, nell’ottica di una sua integrale abrogazione o quanto meno di una sua ulteriore significativa rivisitazione.

Fonte: Eutekne

Autore: / Enrico ZANETTI

Link: https://www.eutekne.it/Servizi/EutekneInfo/Recensione.aspx?ID=760246