REDDITI E ISCRITTI, CONTINUA LA CRESCITA «LENTA» DEI COMMERCIALISTI

OGGI A ROMA GLI STATI GENERALI DELLA PROFESSIONE, MA I DATI DEL RAPPORTO 2019 REDATTO DALLA FNC NON SONO INCORAGGIANTI

Quella che si appresta a vivere la seconda edizione dei suoi Stati generali (appuntamento oggi a Roma, al Convention center “La Nuvola”) è una professione in crescita lenta, sia dal punto di vista reddituale che da quello demografico. A certificarlo il Rapporto 2019 realizzato come di consueto dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, che ha analizzato, in particolare, l’andamento dei redditi 2018 (dichiarazioni 2017) e delle iscrizioni all’albo su tutto il territorio nazionale.

Ciò che ne viene fuori è una fotografia che conferma l’oramai consolidata asimmetria tra Nord e Sud, il rallentamento delle iscrizioni e una crescita troppo moderata dei redditi, soprattutto se rapportata alla crescita del Pil pro-capite nazionale.

Nel 2018, il reddito medio si è fermato a 59.429 euro, aumentando dello 0,3% contro il + 1,1% fatto registrare l’anno precedente. Se si considera che nell’anno di riferimento (2017) il Pil pro-capite è cresciuto del 2,7%, mentre quello reale dell’1,7% (Pil nominale 2,2%), il rapporto tra crescita del Pil e redditi dei commercialisti è negativo.

Il reddito mediano, quello che divide in due la distribuzione dei redditi individuali, è cresciuto dell’1,1%, ed è risultato pari a 33.461 euro. Quest’ultimo è aumentato dell’1,3% al Nord e diminuito dell’1,7% al Sud. Trend inverso, invece, per il reddito medio, diminuito di uno 0,1% al Nord e cresciuto dell’1,5% nel meridione.
Si tratta di una prima indicazione delle marcate differenze che permangono all’interno della categoria, non solo dal punto di vista territoriale ma anche tra le due anime che la compongono. Se, infatti, i dottori commercialisti dichiarano mediamente 64.300 euro, per i ragionieri il reddito medio si ferma a 47.689 euro.

Quanto al divario Nord-Sud, questo rimane, in alcuni casi, quasi abissale. Il reddito medio del Nord (81.351, con un picco di 85.440 nel Nord-Ovest) è 2,7 volte quello del Sud (30.357). Il reddito mediano, invece, è di quasi 50 mila euro nel settentrione, e meno di 21 mila euro al Sud: in pratica, un commercialista su due tra quelli che esercitano la propria attività nel meridione non arriva a 2 mila euro al mese.

A livello regionale, il Trentino Alto Adige rimane il territorio con i valori più alti (reddito medio di 107.170, mediano sopra i 70 mila), seguito da Lombardia (93 mila, mediano 55 mila) e Veneto (74 mila, mediano quasi 48 mila). Agli ultimi posti della graduatoria Campania e Sicilia (entrambe sotto i 30 mila euro di reddito medio, con un mediano di poco inferiore ai 21 mila) e la Calabria (24 mila, mediano di 17 mila euro).

Quanto, invece, alla demografia, lo scorso anno si sono iscritti 306 soggetti, con una crescita percentuale dello 0,3% sul 2017, il più basso tasso di crescita dal 2008. Il Sud conferma il dato negativo (- 0,2% nel 2017, – 0,3% nel 2018), mentre al Nord c’è stata una crescita dello 0,8%, comunque più contenuta rispetto all’anno precedente.

Nonostante il rallentamento nelle iscrizioni, continua ad abbassarsi il rapporto abitanti-commercialisti. Lo studio della FNC prende in considerazione gli ultimi undici anni, in cui gli iscritti all’albo sono aumentati del 10,4%, mentre la popolazione solo dello 0,6% e le imprese attive diminuite del 3,2%.
Per questo, il rapporto tra imprese e professionisti è passato da 50 a 43 a uno, quello con la popolazione dai 555 (abitanti per commercialista) del 2008 ai 510 del 2018. Un dato che scende a 476 se si prende in considerazione solo il Sud Italia, dove sussiste ancora un “eccesso di offerta” che pesa sul mercato dei servizi professionali.

Il calo degli iscritti al Sud si riflette anche nella diminuzione dei praticanti (- 2,7%), mentre al Nord (+ 2,4%) e al Centro (+ 5,8%) il trend è decisamente diverso. Nel complesso i praticanti sono aumentati dello 0,9%. La professione, però, continua a diventare sempre meno giovane. Gli iscritti con un’età inferiore ai 40 anni rappresentano il 18,4% del totale (erano al 29% nel 2008), con una punta minima al Sud del 16,8%.

Dopo anni di trend positivo sembra essersi arrestata anche la crescita della componente femminile, che nel 2018 si è fermata al 32,8% del totale (lo scorso anno era al 34%). Il dato più alto si registra nel Nord-Est (36,1%) con una punta del 41% in Emilia Romagna. Al Sud, invece, la percentuale si ferma al 30,2%, con la Campania che fa registrare il valore più basso (26,3%).

Le note positive riguardano gli esperti contabili e società tra professionisti. I primi proseguono il loro trend di crescita in doppia cifra (+ 11,1%), seppur meno pronunciata rispetto al 2017, quando si registrò un + 16%. C’è da dire, però, che i numeri di riferimento sono molto più bassi: ad oggi, gli iscritti alla sezione B dell’albo sono in tutto 1.298. Le Stp, invece, sono cresciute del 31,2%, passando dalle 618 unità dello scorso anno alle attuali 813.

Fonte: Eutekne

Autore:  Savino GALLO