Trasferta e distacco compatibili con l’apprendistato

In ogni caso, le modalità di resa della prestazione non devono compromettere il percorso formativo riservato all’apprendista

La possibilità di inviare un apprendista in trasferta ovvero in distacco presso altro datore di lavoro pone un interrogativo non di poco conto, in quanto riferito a una tipologia contrattuale ontologicamente legata alla necessità di impartire formazione, una condizione che, da una prima valutazione, potrebbe sembrare non compatibile con la resa della prestazione lavorativa dell’apprendista lontano dai locali aziendali e, eventualmente, dallo stesso tutor aziendale.

La stessa dinamica è ravvisabile nell’istituto del distacco, disciplinato dall’art. 30 del DLgs. 276/2003, che si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa.
In tal senso, a condizione che sussista l’imprescindibile requisito dell’interesse del distaccante, in forza del distacco si viene a creare un rapporto trilaterale che, a differenza di quanto accade di norma, vede il lavoratore intrattenere relazioni sia con il suo effettivo e formale datore, denominato distaccante, sia con il soggetto presso il quale svolge effettivamente la sua prestazione lavorativa, denominato distaccatario.

In entrambi i casi, trattandosi di eccezioni alla regola in ragione della quale il lavoratore rende la propria prestazione nel luogo di lavoro contrattualmente stabilito, permane il problema della compatibilità con l’erogazione della formazione all’apprendista.

Sul punto appare interessante e, per certi versi, risolutivo quanto sostenuto prima dall’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) con la nota n. 290 del 12 gennaio 2018 e successivamente dal Ministero del Lavoro con il parere n. 1118 del 17 gennaio 2019.
L’INL, innanzitutto, non ha ravvisato ostacoli alla possibilità di avvalersi dell’istituto del distacco nei rapporti di apprendistato, “fermo restando il rispetto dei requisiti di legge in particolare in ordine alla sussistenza dell’interesse del distaccante, alla espressa previsione del distacco nel piano formativo individuale del lavoratore, alla presenza di un tutor adeguato messo a disposizione dal datore di lavoro”.

Il Ministero, invece, ha posto l’attenzione soprattutto sulle caratteristiche del contratto di apprendistato, un rapporto di lavoro il cui sinallagma contempla, in maniera “fondativa”, l’aspetto formativo, che pertanto deve rimanere prevalente rispetto allo specifico interesse del distaccante allo svolgimento della prestazione lavorativa.

Aspetto formativo sempre prevalente

Più in particolare – sottolinea il Ministero – “le modalità concrete in cui avviene il distacco devono, comunque, garantire all’apprendista il regolare adempimento dell’obbligo di formazione interna ed esterna, la cui responsabilità rimane in capo al datore di lavoro, nonché consentire la necessaria assistenza del tutor, il quale deve essere posto in condizione di svolgere i compiti e le funzioni a lui assegnate dalla specifica disciplina regionale e/o collettiva, al fine di non incorrere nelle violazioni di cui all’articolo 47 comma 2 del DLgs. 81/2015. Pertanto, anche nel contesto produttivo del distaccatario, dovrà essere prevista la presenza del tutor, verificando puntualmente l’effettivo esercizio dei compiti a lui attribuiti dalla contrattazione collettiva, per garantire che il periodo del distacco risulti utile e coerente al percorso formativo dell’apprendista definito all’atto dell’assunzione”.

I principi appena esaminati, previsti per il distacco, sembrano, quindi, a maggior ragione, perfettamente compatibili anche con l’istituto della trasferta, posto che in entrambi i casi ciò che più conta è che le modalità di resa della prestazione non compromettano il percorso formativo, riservato all’apprendista.

Del resto lo stesso Ministero del Lavoro, già con la circ. n. 40/2004, ammetteva la possibilità di erogare la formazione a distanza, prescindendo addirittura dal concetto di unità produttiva localmente individuata.
Di conseguenza – chiariva la circolare – “qualora in azienda sia presente un idoneo numero di specializzati, non è rilevante la loro localizzazione nella unità produttiva ove operano gli apprendisti stante la peculiarità degli strumenti adottati”.
Allo stesso modo, anche la circ. n. 5/2013 ha sottolineato che, qualora il tutor svolga un ruolo esclusivamente di “controllo”, la sua assenza non potrà mai comportare a priori una mancata formazione, che andrà, comunque, riscontrata in concreto.

Fonte: Eutekne

Autore: / Mario PAGANO

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